Fisioterapia Peddis

Conoscere la fisioterapia

Tutti, potenzialmente, potremmo essere vittime dell’insorgenza di un evento patologico; desiderio comune è potersi affidare a personale sanitario qualificato, attento, motivato ad aiutarci a risolvere il nostro problema di salute. Le persone che necessitano di “cure” hanno diritto all’ informazione piena e consapevole, come previsto dalla Legge (Art. 32 Costituzione, Art. 33 Legge 833 del 23/12/78, Artt. 30-35 Codice Deontologia 1998, Convenzione di Oviedo 1997, Legge 28/3/01).

Gli articoli qui riportati possono essere d’orientamento a tutti i pazienti, affinché non si crei, come spesso accade, una sorta di “vincolo di salute perenne” con figure professionali sanitarie e non. Il paziente informato deve essere a conoscenza del progetto riabilitativo individuale e dei relativi obbiettivi da raggiungere a breve, medio e lungo termine. Per le patologie croniche o con rischio di recidive, quali cervicalgie, lombalgie, lombo-sciatalgie, epicondiliti, infiammazioni a carico della spalla, dell’anca, del ginocchio, della caviglia, della mano, del piede ecc., il terapista dovrebbe fornire al paziente una sufficiente quantità di informazioni ed esercizi, per renderlo progressivamente consapevole e autonomo al termine del percorso riabilitativo.

Per le patologie a carico del sistema nervoso centrale, come ad esempio esiti post-ictus, M. Parkinson, sclerosi multipla, para e tetraplegia parziale, trauma cranio-encefalico, artrite reumatoide, polineuropatie, radiculopatie, compressioni midollari,miopatie, distrofie muscolari, siringomielia, mielopatie, ecc., oltre all’intervento diretto sul paziente, è prevista un’attenta attività di councelling verso la persona assistita e i suoi familiari, affinché possano essere addestrati alla corretta gestione delle difficoltà del vivere quotidiano.

“Fisioterapia all’avanguardia”

Nell’ambito della medicina riabilitativa, è l’insieme di strategie terapeutiche finalizzate a valutare, progettare e pianificare il percorso riabilitativo della persona assistita. La “fisioterapia all’avanguardia” si prefigge di definire, contenere e risolvere il problema di salute della persona assistita.

Un evento patologico può evolvere in modo differente in base alle caratteristiche genetiche individuali e alla tipologia di persona; nella “fisioterapia all’avanguardia” tutte le strategie riabilitative vengono “confezionate su misura” sul paziente, secondo i criteri di efficacia, efficienza e appropriatezza terapeutica, come suggerito dalle Linee Guida nazionali sulla riabilitazione del “Ministero della Salute” (Piano d’indirizzo per la riabilitazione, 1-11-2010).

  1. Occuparsi della persona assistita, sia dal punto di vista clinico-assistenziale che umano
  2. Pianificare in tappe e obbiettivi il percorso riabilitativo individuale
  3. Effettuare un’accurata anamnesi per comprendere quali siano i meccanismi eziopatogenetici che hanno determinato il problema di salute
  4. Valutare globalmente la persona assistita, poiché la causa di una patologia potrebbe risiedere in un distretto anatomico differente dalla sede del dolore percepito
  5. Perché è necessario “misurare” la quantità di dolore prima, durante e dopo il trattamento riabilitativo
  6. Interpretare il “linguaggio del corpo”: la valutazione posturale
  7. Predisporre la presa in carico dell’assistito ed il progetto riabilitativo individuale
  8. Utilizzare la terapia manuale come terapia elettiva
  9. Intervenire sul sintomo e sulle cause di una patologia
  10. Prevenire ed educare al corretto utilizzo dell’apparato muscolo-scheletrico (chi cosa quando perché)
  11. Informare l’assistito sulle peculiari caratteristiche soggettive di natura psico-fisica, emozionale, viscerale, caratteriale e genetica, per poterle controllare
  12. Fornire alla persona assistita gli strumenti e le informazioni necessarie a gestire autonomamente patologie di prima insorgenza, croniche o recidivanti alla fine di un percorso riabilitativo
  13. L’esercizio propriocettivo e la riprogrammazione del movimento corretto
  14. L’importanza del trattamento delle cicatrici

 

1 Occuparsi della persona assistita sia dal punto di vista clinico-assistenziale che umano

Affrontare il bisogno di salute altrui, considerando l’individuo non solo dal punto di vista organico – biologico, ma nella sua unicità bio-psico-sociale (Ministero della Salute, linee guida nazionali sulla riabilitazione 1/11/2010, Cap.2 pag.5), quindi “raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile nelle scelte operative…” (da “Progettare la riabilitazione” del prof. Nino Basaglia).

Il terapista, considerando tutti gli elementi e le aspettative che riguardano la persona assistita, può contestualizzare il percorso riabilitativo in base al vissuto e alle esigenze del paziente.

 

2 Pianificare in tappe e obbiettivi il percorso riabilitativo individuale (chi cosa quando perché)

All’esordio di un evento patologico, la persona assistita ha la necessità di essere “guidata” nel pianificare le priorità cliniche che dovrà affrontare: quali specialisti consultare (se necessario), le indagini cliniche più opportune da prenotare (R.X., T.A.C., R.M.N., ecc.), le terapie antalgiche più indicate, ecc.

Al termine dell’anamnesi e della valutazione globale, il terapista delinea il percorso riabilitativo più appropriato alla persona assistita e definisce gli obbiettivi da raggiungere a breve e medio termine.

E’ importante pianificare il percorso riabilitativo per verificare l’efficacia e l’appropriatezza terapeutica del piano riabilitativo, sia per valutare il grado di soddisfazione della persona assistita, che per l’efficacia dell’operato del terapista.

 

3 Effettuare un’accurata anamnesi per comprendere quali siano i meccanismi eziopatogenetici, che hanno determinato il problema di salute

  1. 1 L’importanza dell’anamnesi (chi, che cosa, quando e perché)

Cosa L’anamnesi è il momento di colloquio tra un professionista sanitario e la persona assistita, è la raccolta di tutte le informazioni riguardanti il paziente, dal punto di vista clinico, fisico, psichico, emozionale, viscerale, genetico, ecc.. L’anamnesi accurata indaga nell’ambito degli atteggiamenti posturali e motori, assunti durante le attività della vita quotidiana, lavorativa, domestica e ricreativa.

Durante la prima fase anamnestica, il professionista sanitario prende visione di tutti i referti clinici, si accerta della completezza dei dati diagnostici, allo scopo di definire la strategia riabilitativa più appropriata.

Quando La raccolta delle informazioni riguardanti la persona assistita inizia dal primo contatto visivo del terapista sul paziente: è importante osservare la motricità e gli atteggiamenti spontanei assunti all’ingresso in studio.

Perché L’anamnesi è di fondamentale importanza, poiché l’attento professionista riesce a estrapolare tutte quelle piccole, ma fondamentali, informazioni che contribuiscono a definire i meccanismi eziopatogenetici dell’evento infausto.

4 Valutare globalmente la persona assistita, poiché la causa di una patologia potrebbe risiedere in un distretto anatomico differente dalla sede del dolore percepito

  1. 1 La valutazione globale (cosa, chi, quando e perché)
  2. La valutazione globale al paziente tiene conto della persona nella sua unicità bio-psico-sociale, si avvale di una valutazione posturale (statica) e funzionale (dinamica), preceduta da un’accurata e attenta anamnesi, mirata ad estrapolare il significato e l’origine dell’evento patologico, dal punto di vista psico –fisico, emozionale e viscerale. Nel vissuto di un individuo possono co-esistere cicatrici fisiche visibili superficialmente e/o invisibili profonde, causate da eventi infiammatori pregressi, nonché le cosiddette “cicatrici dell’anima”, causate da traumi psichici presenti o rimossi, anch’esse invisibili ma che possono manifestarsi attraverso vizi e atteggiamenti posturali. Il corpo manifesta i disagi psichici e/o le sofferenze fisiche attraverso un proprio linguaggio posturale.

Quando La valutazione globale viene eseguita al primo incontro con il terapista, poiché è il primo passo per identificare il percorso e la strategia riabilitativa più appropriata alla persona. Il paziente verrà invitato a eseguire o portare con sé le indagini cliniche recenti e/o pregresse, anche di distretti corporei non interessati dalla sintomatologia in corso.

Perché La valutazione globale alla persona assistita permette al terapista di spostare l’attenzione dalla sede del dolore alla causa, per poterne estirpare l’origine. L’evoluzione della “fisioterapia all’avanguardia” passa dalla visione organicistica del problema di salute a quella sistemica: non solo viene considerato il distretto anatomico sede del dolore, ma viene valutato il contesto in cui esso si manifesta.

 

5 Come e perché “misurare” la quantità di dolore percepita dal paziente

Il terapista deve venire a conoscenza dell’entità del dolore del paziente, per poter programmare e calibrare il tipo di intervento più idoneo senza esacerbarne la sintomatologia.

Convenzionalmente, si chiede al paziente di classificare il proprio dolore in una scala “sensitiva” di valori progressivi da 1 a 10. 1 rappresenta il valore minimo di dolore percepito, paragonabile a fastidio/disturbo, mentre 10 il valore massimo, estenuante, intollerabile. Il terapista esperto, a seconda del gradiente di dolore, è in grado di stabilire se poter intervenire, come, dove e in quale misura.

Per evitare di condizionare il paziente con valori numerici, esiste un altro metodo basato su una scala cromatica, che parte da sinistra (valore minimo) verso destra (valore massimo) e copre la scala numerica graduata, precedentemente citata. Il paziente indicherà la zona cromatica che rappresenta la sensazione del suo dolore: la metà di questa scala equivarrà al valore numerico 5, l’inizio a sinistra valore 1, la fine verso destra valore 10. Il terapista verificherà il grado numerico equivalente e di conseguenza pianificherà gli interventi, i suggerimenti e le indicazioni terapeutiche più opportune.

 

6 Interpretare il linguaggio del corpo: la valutazione posturale

  1. 1 L’importanza della postura (chi, cosa, quando e perché)

Cosa. Le posture assunte da un individuo, in parte riflettono le caratteristiche ereditate geneticamente, in parte sono la somma del vissuto psichico, emozionale, muscolo-scheletrico e viscerale di ogni essere umano.

Quando. In ogni attività della vita quotidiana, domestica, lavorativa, ricreativa, sportiva, ecc., le posture hanno lo scopo di accomodare il corpo al minor dispendio energetico in opposizione alla forza di gravità e rappresentano la voce del disagio fisico, psichico, emozionale e viscerale.

Perché. Le posture danno l’opportunità al terapista di comprendere il linguaggio del corpo che rappresenta chi siamo, cosa facciamo, le sofferenze, le insicurezze, le debolezze, i punti di forza, ecc..

Equilibrio posturale è sinonimo di equilibrio di forze, che l’attento terapista traduce in equilibrio delle lunghezze delle catene muscolari agoniste e antagoniste ed allineamento rispetto alla forza di gravità.

In posizione ortostatica, quando un individuo possiede un buon allineamento posturale (valutabile con il filo a piombo), la forza di gravità che esercita una pressione intra-articolare risulta essere uniformemente distribuita su tutti il piani articolari; viceversa, nel disallineamento posturale, la pressione intra-articolare esercitata dalla forza di gravità può sovraccaricare alcune zone di contatto, favorendo l’usura e la degenerazione precoce delle cartilagini, dando luogo al fenomeno comunemente chiamato artrosi.

 

  1. 2 La valutazione posturale di base (chi, cosa, quando e perché)

Chi. Il fisioterapista competente può avere appreso gli strumenti necessari ad eseguire una completa valutazione posturale.

Cosa. La valutazione posturale definisce gli equilibri tra le forze delle catene muscolari agoniste ed antagoniste e la forza di gravità, per mantenere la stazione eretta con il minimo dispendio di energia.

La valutazione posturale comprende una componente statica e una dinamica.

Valutazione posturale statica

Il paziente è in posizione eretta: il terapista osserva frontalmente e di spalle tutte le simmetrie del corpo, virtualmente diviso in due emilati dalla linea sagittale.

Visione laterale: allineamento posturale con la verifica del filo a piombo dei punti di repere di riferimento.

Valutazione posturale dinamica

Per il terapista è fondamentale osservare la gestualità spontanea e l’atteggiamento posturale della persona assistita, all’ingresso in studio e durante l’anamnesi.

Osservazione del tipo di deambulazione vista frontalmente e posteriormente.

Quando. La valutazione posturale va eseguita contestualmente alla valutazione globale del paziente, prevalentemente in presenza di patologie o algie (dolore) di carattere ortopedico, traumatologico, organico-viscerale, neurologico e psico-somatico.

Perché. La valutazione posturale permette al terapista di estrapolare e codificare il significato dell’osservazione, che contribuirà a stabilire l’origine e la causa dell’evento morboso.

 

7 La presa in carico del paziente

Cosa La presa in carico del paziente è l’atteggiamento di totale supporto che assume il terapista nei confronti della persona assistita e dei suoi familiari. Rappresenta un criterio di lavoro orientato a risolvere, contenere e gestire tutte le problematiche generate dall’evento patologico, attraverso interventi riabilitativi diretti, suggerimenti, esercizi domestici, intervento di altri professionisti sanitari, supporto farmacologico, terapia strumentale antalgica, ecc.

Quando La presa in carico del paziente si realizza contestualmente alla valutazione globale e termina alla risoluzione e/o gestione dell’evento patologico da parte del persona assistita e della sua famiglia.

Perché La presa in carico della persona assistita consente di evitare sprechi di tempo e confusione nel pianificare le priorità cliniche individuali.

 

 

8 La terapia manuale (chi, cosa, quando e perché)

  1. La terapia manuale è la tecnica riabilitativa che privilegia l’utilizzo delle mani del terapista come strumento di lavoro.

Perché. Le mani del terapista esperto hanno acquisito negli anni una spiccata sensibilità, che gli permette di stabilire una comunicazione di tipo tattile-sensoriale con il paziente e la sua patologia. Attraverso il “con-tatto”, i tessuti gli “comunicano” il grado di tensione strutturale e infiammatoria, la presenza ed il ristagno di liquidi (edema) o di sangue (ematoma), il grado di rigidità muscolare e articolare, le modificazioni strutturali tissutali in seguito all’insorgenza di patologie cronico-infiammatorie con esiti cicatriziali invisibili superficialmente.

  1. La terapia manuale è principalmente indicata nelle patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico di natura ortopedica, traumatologica, neurologica e viscerale.

Chi. In Italia, il professionista sanitario, identificato e autorizzato dal Ministero della Salute a svolgere trattamenti riabilitativi, è il fisioterapista(decreto del Ministero della Sanità n.° 741 / 94), che alla fine del corso di laurea continua a formarsi ed informarsi sulle tecniche manuali più efficaci ed accertate del momento: massaggio, manipolazioni, trazioni, pompage, tecniche osteopatiche strutturali, viscerali, cranio-sacrale, fasciali ecc.

 

9 Intervenire sul sintomo e sulle cause di una patologia

La fase acuta di un evento patologico è caratterizzata dall’insorgenza di dolore: la terapia strumentale, quando efficace, ha la funzione, alleviando l’infiammazione, di attenuarlo progressivamente. Questo tipo di terapie agisce a livello sintomatico, cioè sulla sede del dolore, ma solitamente non sono risolutorie per il problema dei pazienti. Nelle patologie di natura ortopedica, di prima insorgenza spontanea, o nelle patologie croniche e/o recidivanti, il dolore rappresenta il culmine di una successione di eventi morbosi di origine psico-somatica e/o viscerale, di natura genetica, causati da cattivi stili di vita o da un utilizzo inappropriato dell’apparato muscolo-scheletrico: adozione di posture scorrette, ripetitività della gestualità (soprattutto nell’ambito lavorativo), disinformazione al corretto utilizzo del corpo durante tutte le attività della vita quotidiana, attività sportive, ricreative e lavorative. Eccetto nei traumi diretti, quali cadute, incidenti stradali o di altra natura, quasi sempre la sede del dolore non corrisponde alla sua origine: se non si comprendono i meccanismi d’origine dell’evento morboso, non si posseggono gli strumenti per debellarne la causa.

Esempio pratico. Marco giunge in studio lamentando da due giorni un forte mal di schiena a livello lombare, non giustificato da nessun evento traumatico o sforzo improvviso. Durante l’anamnesi, riferisce di avere subito, un mese prima, una distorsione alla caviglia destra, risolta spontaneamente dopo circa venti giorni. Marco non si era recato in pronto soccorso e non aveva eseguito alcun accertamento diagnostico, poiché ha reputato non grave l’accaduto; tuttavia il dolore è aumentato la sera e, nonostante abbia assunto, di propria iniziativa, un anti-infiammatorio, il dolore è perdurato per circa una settimana, limitandolo nelle banali attività della vita quotidiana.

Apparentemente il mal di schiena e la distorsione alla caviglia sembrano non avere alcuna correlazione clinica, poiché i distretti anatomici non sono adiacenti. Ma cerchiamo di capire, dal punto di vista biomeccanico e posturale che cosa è accaduto.

Consideriamo l’apparato muscolo-scheletrico come un concatenarsi di articolazioni e catene muscolari comunicanti, che lavorano sinergicamente ed armoniosamente per soddisfare tutte le esigenze della vita corporea.

In statica eretta e nella normale deambulazione, il peso corporeo si distribuisce equamente e ritmicamente sugli arti inferiori, che si articolano al bacino attraverso le anche; il bacino si articola con il sacro, attraverso l’articolazione sacro-iliaca, la quale possiede una impercettibile ma vitale mobilità; infine, il sacro si articola con la 5° vertebra lombare della colonna vertebrale, sede della lombalgia di Marco.

Il dolore alla caviglia destra, ha indotto Marco ad adottare dei compensi posturali e motori, statici e dinamici, che hanno alterato l’equilibrio miotensivo di numerose catene muscolari: in statica eretta ha adottato un compenso posturale spostando il carico sull’arto inferiore sano sinistro, sovraccaricando per contiguità l’intero emilato (piede- gamba- coscia- bacino- sacro- colonna), mentre durante la deambulazione si è manifestata una zoppia da fuga antalgica, cioè, per evitare di caricare il proprio peso sull’articolazione dolente, Marco è stato obbligato a sfuggire l’appoggio sull’arto infortunato, alterando di conseguenza il ritmo deambulatorio e quindi la distribuzione di carico sulle anche. Ne risulta un movimento disarmonico del bacino che, sollecitando in modo anomalo la colonna vertebrale, ha obbligato le catene muscolari posteriori di sinistra ad un maggiore carico di lavoro, generando una contrattura dei muscoli erettori della colonna vertebrale lombare.

  1. 1 Quando intervenire sul sintomo e quando sulla causa.

Durante la fase acuta, caratterizzata da forte dolore, si interviene sulla riduzione della sintomatologia, attraverso il contributo farmacologico (anti-infiammatori, anti-dolorifici) o la terapia strumentale antalgica fisioterapica. I dolori acuti diminuiscono il margine di intervento da parte del terapista, che potrà limitarsi a trattare le sedi anatomiche distali rispetto al sintomo.

 

10 Prevenire ed educare al corretto utilizzo dell’apparato muscolo-scheletrico (chi cosa quando perché)

  1. E’ possibile fare prevenzione di patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico attraverso l’educazione posturale e motoria, correggendo gli atteggiamenti posturali dannosi e conoscendo strategie motorie preventive.

Chi Il terapista esperto è in grado di valutare, correggere e fornire validi suggerimenti, al fine di tutelare l’incolumità muscolo-scheletrica della persona assistita.

Quando L’igiene posturale e motoria andrebbero affrontate il più precocemente possibile, onde evitare l’insorgenza di spiacevoli eventi flogistici.

Perchè Istruire le persone alla profilassi di corrette attività posturali e motorie nelle attività della vita quotidiana, favorisce la prevenzione e/o il contenimento del rischio d’insorgenza di patologie croniche a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.

 

11 Informare l’assistito sulle peculiari caratteristiche soggettive di natura psico-somatica, viscerale, caratteriali e genetiche per poterle controllare  (Chi, che, cosa, quando, perché)

Cosa Ciascun individuo è il risultato delle caratteristiche individuali ereditate geneticamente, dell’apprendimento psico-motorio dall’età evolutiva a quella senile, della sperimentazione volontaria o involontaria di tutti gli avvenimenti che la vita ci riserva.

Quando Al termine dell’anamnesi e della valutazione globale, la persona assistita verrà informata delle caratteristiche individuali e della stretta correlazione tra mente e corpo, di come lo stato emozionale condizioni la salute dell’organismo e viceversa: l’origine delle sofferenze di natura psico-somatica.

Perché La persona assistita, prendendo coscienza del proprio vissuto psico-fisico ereditato, casuale, caratteriale, emozionale, ecc., con l’intervento del terapista esperto, può conquistare la consapevolezza necessaria al raggiungimento della serenità interiore correlata al bisogno di salute fisico.

 

12 Le principali informazioni che il paziente dovrebbe avere acquisito durante il periodo riabilitativo

Le principali informazioni che il paziente dovrebbe avere acquisito durante il periodo riabilitativo: le cause che hanno provocato il disturbo, i distretti anatomici coinvolti, l’entità dei danni tissutali riportati, il rischio di recidive, l’inclinazione emotiva e caratteriale a enfatizzare la somatizzazione degli stati emozionali, i movimenti e/o le attività da evitare, la corretta modalità di esecuzione di movimenti e/o attività a rischio, gli esercizi da svolgere autonomamente per prevenire e contenere eventuali recidive, i segnali che il corpo comunica all’esordio della patologia (o di una recidiva), le precauzioni da adoperare all’insorgenza dei primi sintomi, il comportamento coscienzioso da adottare all’esordio, durante e agli esiti di un evento flogistico, ecc..

Parte delle informazioni è dedicata agli sportivi, dilettanti o professionisti, che desiderino migliorare le proprie performance atletiche a qualunque età.

 

13 L’esercizio propriocettivo e la riprogrammazione della corretta gestualità (chi cosa quando perché)

Cosa La propriocezione è un tipo di sensibilità profonda che ci informa della posizione degli arti, del capo e dell’intero corpo nello spazio (anche ad occhi chiusi); èin stretta relazione con le abilità fisiche della persona, concorrendo al potenziamento dell’equilibrio e delle competenze cognitivo-motorie individuali.

Perché Eventi traumatici o flogistici (infiammatori) possono causare lesioni a carico delle strutture recettoriali adibite alla funzione propriocettiva. La rieducazione propriocettiva consente di ridurre i rischi d’insorgenza di nuovi eventi traumatici, flogistici, cronico-degenerativi, ripristinando la completa efficienza articolare.

Quando Gli esercizi propriocettivi sono indicati al termine dell’infiammazione e sono propedeutici alla riprogrammazione della corretta gestualità motoria.

 

  1. 1 La riprogrammazione della corretta gestualità

Cosa In presenza di un evento traumatico o flogistico, il corpo adotta dei compensi (strategie) posturali e motori per attenuare la percezione del dolore; col trascorrere del tempo, gli atteggiamenti compensatori possono strutturarsi definitivamente, causando l’insorgenza di nuove sofferenze anche in altri distretti corporei.

Perchè La riprogrammazione della corretta gestualitàha la finalità di destrutturare comportamenti motorio-posturali deleteri, salvaguardando l’incolumità dell’apparato muscolo-scheletrico.

Quando Gli schemi motori “patologici” vanno destrutturati il più precocemente possibile, tenendo conto delle condizioni di salute globali della persona assistita e delle proprie esigenze.

 

14 L’importanza del trattamento delle cicatrici (chi cosa come quando perché)

Cosa Le cicatrici sono la conseguenza di eventi lesivi o flogistici (infiammatori) di svariata natura. Le cicatrici cutanee appaiono come segni visibili sulla superficie del corpo, quelle profonde, apparentemente inesistenti, possono essere la conseguenza di eventi flogistici o traumatici di diversa natura, a carico di organi e strutture interne del nostro organismo.

Perché Il tessuto cicatriziale, di natura connettivale, possiede caratteristiche fisiche differenti rispetto a quello originario: se per certi versi la “resistenza tissutale” aumenta, per altri si perdono le importanti proprietà elastiche. Le cicatrici tendono a compaginare i tessuti, provocando aderenze e retrazioni più o meno evidenti ed invalidanti. Nelle patologie cronico – recidivanti, l’infiammazione si risolve con la formazione di una nuova cicatrice sulla vecchia; la sovrapposizione di più cicatrici può cambiare le proprietà fisiche dei tessuti, esponendoli a rischi lesivi elevati, come accade nelle calcificazioni tendinee.

Come Con specifiche tecniche manuali e particolari prodotti, il terapista può intervenire attraverso la scompaginazione dei tessuti cicatriziali, rendendoli più elastici ed omogenei rispetto ai tessuti circostanti, facilitando il recupero funzionale ed abbreviando la convalescenza.

Quando E’ possibile eseguire interventi sulle cicatrici, dopo la rimozione dei punti di sutura, quando i lembi cutanei si sono ricongiunti per prima intenzione e non sono presenti infiammazione e/o suppurazione; al fine di raggiungere una maggiore efficacia, è preferibile intervenire precocemente.